Mia madre che è capace di parlare per due ore e mezza per assicurarsi che abbia ancora la trapunta.
Mamma, è quasi giugno; tienila lì che non si sa mai; ma; tienila.
Mia madre che è in grado di cantare coi miei nipoti una filastrocca senza capo né coda, priva di senso e con un ritmo naif.. Una volta sono andati avanti tutto il pomeriggio, ve lo giuro.
Non ho capito neanche l'argomento della filastrocca, forse c'erano un po' tutti.
Ora non lo fa più.
Ora non lo fa più.
Non le dice più le filastrocche.
Ora ha un casino di rughe e la voce rigata. Non parlo più, dice.
Le aveva anche prima, le rughe, ma la voce le copriva.
Ora non più.
Se ne sta lì, al paese, a ricordarsi com'era stato nel '76, con la stessa paura.
Vorrebbe prendere la bicicletta e andare al sacrario e leggere quegli elenchi di nomi dove conosce praticamente tutti, ma non glielo permetto.
Non voglio che stia lì, da sola, senza voce: metti che succeda di nuovo?
No, lì, PROPRIO lì, no.
Il sisma ha ridato a mia madre tutti i ricordi del '76, freschi, pare successo ieri, e le ha portato via la voce.
Più la terra trema e meno lei parla.
Lei che è capace di far squillare il telefono in modo diverso e di tirare giù dal letto me e le mie sorelle se per caso stiamo ancora dormendo.
Sarebbe anche domenica, mamma, e sarebbero anche le dieci; eh, appunto, dovresti essere sveglia da ore.
Lei che dall'alto del suo metroesessanta ha messo in riga tutti i suoi fratelli.
Lei che ha una sorella a Modena e vorrebbe chiamarla ma non ha la voce.
Mamma, ma tanto le linee sono interrotte, la chiamo io, non preoccuparti.
...
Niente, parlo da sola.
E continuerò, se le scosse non cessano.
Se fossi Dio abbraccerei la terra e gli direi Ssshh, dai, su, non è niente, basta tremare; se fossi una figlia normale abbraccerei lei e tutti i colpiti.
Ma sono una figlia lontana e posso solo essere la voce imperfetta di una sorella che chiama un'altra sorella.
Zia, tutto apposto? Sì, tu e la mamma? Ehm, sì, ok.
Sono una figlia lontana che mente.
Che non è in grado di rassicurare nessuno, neanche una madre che trema al pensiero che la casa, costruita con tanti sforzi e sacrifici, le crolli addosso, domani notti e dopodomani nel pomeriggio.
Una figlia che può reggere tutto -TUTTO- ma non una madre senza voce.
Una figlia, la più piccola, inutile ed irrisolta che pur di distrarla da quella paura pensa che forse un'altra tragedia, diversa, più piccola perché più personale, più grande perché premeditata, la aiuterebbe a staccarsi da quelle paure.
Una figlia che non può fare neanche questo perché se non raccolgo io i pezzi chi lo farà?
Ora ha un casino di rughe e la voce rigata. Non parlo più, dice.
Le aveva anche prima, le rughe, ma la voce le copriva.
Ora non più.
Se ne sta lì, al paese, a ricordarsi com'era stato nel '76, con la stessa paura.
Vorrebbe prendere la bicicletta e andare al sacrario e leggere quegli elenchi di nomi dove conosce praticamente tutti, ma non glielo permetto.
Non voglio che stia lì, da sola, senza voce: metti che succeda di nuovo?
No, lì, PROPRIO lì, no.
Il sisma ha ridato a mia madre tutti i ricordi del '76, freschi, pare successo ieri, e le ha portato via la voce.
Più la terra trema e meno lei parla.
Lei che è capace di far squillare il telefono in modo diverso e di tirare giù dal letto me e le mie sorelle se per caso stiamo ancora dormendo.
Sarebbe anche domenica, mamma, e sarebbero anche le dieci; eh, appunto, dovresti essere sveglia da ore.
Lei che dall'alto del suo metroesessanta ha messo in riga tutti i suoi fratelli.
Lei che ha una sorella a Modena e vorrebbe chiamarla ma non ha la voce.
Mamma, ma tanto le linee sono interrotte, la chiamo io, non preoccuparti.
...
Niente, parlo da sola.
E continuerò, se le scosse non cessano.
Se fossi Dio abbraccerei la terra e gli direi Ssshh, dai, su, non è niente, basta tremare; se fossi una figlia normale abbraccerei lei e tutti i colpiti.
Ma sono una figlia lontana e posso solo essere la voce imperfetta di una sorella che chiama un'altra sorella.
Zia, tutto apposto? Sì, tu e la mamma? Ehm, sì, ok.
Sono una figlia lontana che mente.
Che non è in grado di rassicurare nessuno, neanche una madre che trema al pensiero che la casa, costruita con tanti sforzi e sacrifici, le crolli addosso, domani notti e dopodomani nel pomeriggio.
Una figlia che può reggere tutto -TUTTO- ma non una madre senza voce.
Una figlia, la più piccola, inutile ed irrisolta che pur di distrarla da quella paura pensa che forse un'altra tragedia, diversa, più piccola perché più personale, più grande perché premeditata, la aiuterebbe a staccarsi da quelle paure.
Una figlia che non può fare neanche questo perché se non raccolgo io i pezzi chi lo farà?