domenica

Again - pt.01

Esco in ciabatte, tanto devo fare due rampe di scale: prendo la posta e risalgo.

Credo che tutto sia iniziato un sacco di tempo fa.
Avevo cinque anni e la nonna mi dice "non toccare la stufa perché ti bruci, sai?"
E io sto lì: guardo la stufa, che è appena più grande di me, tutta marrone, con lo sportello per il forno e quello per il fuoco. Sto lì a guardarla. 
Attendo. 
Dai, è perfino carina, ha quei cerchi in alto, sulla piastra, che si spostano, è una delle poche cose che puoi vedere com'è dentro anche quando funziona.
E' una cosa bella, non può farmi del male. 
Dopo aver valutato le forze del nemico mi guardo i palmi. 
Sì, posso osare. 
Respiro e passo un ditino sottile, veloce, sul bordo della stufa. 
Non mi sono fatta niente! 
Allora provo a stare qualche secondo. E poi un po’ di più, e un po’ di più. 
E poi sono felice, mi sento un supereroe, chiamo la nonna e le dico
"nonna, guarda! riesco a tenere il dito sulla stufa!"
E lì non capisco, mi ricordo che non capisco.
La nonna mi guarda con aria da rimprovero
"non ti avevo detto di non toccare la stufa?"
Sono lì lì per piangere, allora la nonna mi accarezza una guancia con aria rassegnata e mi dice solo di fare attenzione.

Secondo me è lì che è stato chiaro che non c'era più nulla da fare: mi sarei messa nei casini, potevo solo "fare attenzione", non evitarli.
E dev'essere stato in quel lasso di tempo, tra i cinque e i ventiquattro anni, che ho fatto qualcosa che non dovevo fare.
Qualcosa che ha causato questa ricorrenza non richiesta e non desiderata.
Magari quest'anno non la apro la lettera.
Questa volta potrei non guardarlo il film.

Ma non cambierebbe le cose: continuerei a chiedermi quando non ho fatto attenzione, quando ho scatenato tutto questo. E comunque non basterebbe a fermarlo.
Tra 365 giorni troverei un altro pacchetto, un'altra lettera accompagnata da un altro film.
Esattamente come i passati dieci anni.
Esattamente come oggi.

E in fondo perché non dovrei guardare il film?
In pratica sono sola.

Ogni ragazzo che ha provato ad avvicinarsi a me ha ricevuto minacce e vessazioni.
Mattia ha anche pensato che fossi io stessa a mandare a me e a lui il pacchetto col film.
Gli uomini hanno veramente delle idee del cazzo, va detto.

E mica solo quelli che frequento io, eh.
Dumas, tipo, dice che il bello di una lettera anonima è che non devi rispondere.
Certo, sarebbe bello se si trattasse di UNA lettera anonima, coglione.

Rifaccio le due rampe di scale, entro in casa, appoggio il pacchetto ancora chiuso accanto agli altri dieci.
Per la prima volta interrompo la sequenza.
Lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-lettera-film-PACCHETTO.
A volte basta proprio poco per sentirsi meglio.
E poi devo andare al lavoro, non posso fare tardi.
Cioè, sì, posso, mica ho un capo, però oggi inizia la fiera, sarà pieno di turisti e manager a cui serve una tassista.
Quindi no, non posso fare tardi se voglio pagare il mutuo.
Sostituisco le ciabatte con le scarpe, prendo la borsa ed esco di casa.
Fanculo anche al pacchetto.

Ho fatto ben 450 metri prima di fare inversione a U e tornare a casa.
Lo odio, ma devo vedere che film mi ha mandato quest'anno.
Devo capire.
Ora basta.





(continua...)
(forse)

2 commenti:

  1. Come "forse"???? voglio sapere! :D Cosa c'è nel film? Cosa c'è scritto nella lettera? Cosa cavolo ha portato la protagonista a definire coglioni tutti i maschi???
    p.s. ripeto e ri-ripeto: BRAVA!!!

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