sabato

Per carità.

È l'unico modo che ho trovato per sopravvivere: diventare giornalista.

E non per raccontare storie, per carità: siete tutti convinti di avere delle grandi storie da raccontare ma non vi rendete conto che in realtà i social network sono esplosi ora proprio per questo motivo.
Nessuno ha più nulla da dire: per comunicare che ti stai annoiando o che il tuo capo è uno stronzo twitter va benissimo. Facebook pure meglio. Chi va oltre?
Se mettessero un limite massimo ai caratteri da utilizzare in una mail neanche ve ne accorgereste e non pensiate che sia perché avete il dono della sintesi, per carità.
Dio, per carità.
Ripetete le stesse cazzo di cose 3 volte al giorno, tutti i cazzo di giorni. Vi ho visti parlare per ore di quanto vi siete annoiati oggi.
No, di sicuro non avete il dono della sintesi. Ma l'Alzheimer sì, molto probabilmente.
Nemmeno io voglio raccontare storie e infatti sono diventato giornalista apposta.

Dopo quel giorno, per sei mesi, ogni giorno qualcuno mi ha chiesto come mi sentivo.
La maggior parte erano giornalisti - non solo, per carità - e tutti facevano la stessa domanda: "come ti senti, ora?".
La differenza con i parenti, che mi facevano quella domanda solo per potermi dire come si sentivano loro, è che io, una volta mentito con la mia risposta, non avevo la minima idea di chi fossero quelle persone e di come stessero.
Alla fine volevo solo parlare coi cronisti, mi sentivo bene.
Sapevano che mentivo perché loro lo fanno tutti i giorni: mentono oppure omettono, che poi è la stessa cosa.
Sono riuscito a trovare 73 espressioni per confermare che stavo bene, non male per un bambino di 11 anni. È lì che ho imparato che ci sono mille modi per descrivere cose non vere, e riguardano tutti gli aggettivi.
Segnatevela, questa: gli aggettivi servono a mascherare la verità. Gli aggettivi e anche qualche avverbio.
Quando uno vi dice che l'amore che prova per voi è infinito, meraviglioso, devastante e unico sta mentendo.
Se uno vi ama vi dice "ti amo". Già se dice "ti amo tanto" dubitate.
Per carità: "tanto". Che cazzo vorrà mai dire "ti amo tanto".
Per carità.

Grazie a quei 73 modi per dire che stavo bene, che già pensavo al mio futuro, sono diventato giornalista.
Non c'è un solo dettaglio che mi sfugga.
Segnatevi anche questo: se riempite gli articoli e i discorsi di aggettivi, avverbi e dettagli nessuno baderà più alla verità.
Mediamente un articolo da prima pagina contiene 600 parole, di cui 300 aggettivi, tutti inutili.
Il resto sono dettagli irrilevanti. Di valido, resta - quanto? - il 4% e mi sto tenendo largo.
È morto un ragazzo? Bastano 12 parole, ma non siete abituati a questo, per carità.
Non vi interessa, in fondo. È solo il motivo per cui si può fare l'articolo, non è l'articolo stesso.
Volete sapere come sta la sua fidanzata, con quel suo visino angelico incorniciato da due ciocche di capelli biondi; quante lacrime ha pianto la madre, quell'elegante signora di mezz'età, le cui rughe portano i segni della recente tragedia cancellando tutte le disgrazie passate che approfondiremo in altri 4 articoli, con infinita profusione di dettagli.
Volete più informazioni sulle passioni del ragazzo, sui poster appesi in quella camera Ikea, sulle canzoni che aveva nell'iPod Classic (160 GB, bianco, strisciatissimo), sull'ultima vacanza che ha fatto con gli amici di cui potete trovare le foto sulla pagina facebook.
I dettagli allontanano dal dramma: non siamo più spaventati per la fine di quel ragazzo.

73 modi di confermare che sto benissimo e solo uno per dire che, dopo quel giorno, l'unica cosa che provi è la vergogna per essere sopravvissuto a tutti.

Sono diventato giornalista per non raccontare la mia storia.
Per carità.
Per nascondere tutte le storie del mondo dietro ad un muro di dettagli, aggettivi, avverbi ed inutilità.
Per poter dire anch'io cosa ho fatto di notevole nella mia vita.
Voi dite "io sono architetto", "io sono medico", "io sono avvocato".
"Io sono sopravvissuto" suonava male.
"Giornalista" è molto meglio.
Per carità, è solo un dettaglio in più.

E non ci provate: non saprete altro. Le domande le faccio io.

2 commenti: