Tecnicamente Giulia non mi ha mai lasciato: ha smesso di fare l’amore esclusivamente con me, poi ha smesso di farlo con me e poi ha smesso di rispondere alle mie chiamate.
Adesso si vede con quel tizio, non quello con cui aveva iniziato a scopare quando stavamo insieme, un altro. Quello di prima non mi ricordo bene perché ha smesso di vederlo. Neanche mi ricordo come si chiama, a dir il vero.
Il tipo di adesso mi somiglia un sacco e non solo fisicamente: abbiamo anche la stessa auto e la stessa giacca a vento col colletto alto che ci sfiora gli stessi ricci neri.
Lui ha la mia fidanzata, è vero, ma io ho il suo turno a squash e casa sua. Più o meno.
Rubargli il turno a squash è stato facile: quella che gestisce le prenotazioni dei campi te la compri con un menù maxi del Mc Donald ed evitando di fare battute sul suo peso.
Per l’appartamento è stato più complicato: ho chiamato a casa di Giulia e mentre sua madre mi diceva che lei non c’era, la sentivo parlare con una sua amica del fantastico appartamento che avevano visto.
Poi niente, la telefonata dev’essere un attimo degenerata perché quando sono ritornato a concentrarmi sulla voce della madre di Giulia, invece che sui rumori di fondo, lei mi stava insultando.
Comunque ho seguito il tizio che vede adesso, quello con la macchina e la giacca uguali alle mie, ho scoperto a quale appartamento erano interessati e ho fatto un’offerta più alta della loro.
Ho anche scoperto che tizio, in realtà, è sposato e ha una bimba piccola.
Alla fine nell’appartamento non c’ho mai abitato, ci sono stato solo per fare l’offerta al compratore, ma se ci abitassi con Giulia saprei dove mettere tutto e che colore avrebbe ogni cosa.
Ho provato a chiamare Giulia per dirle che non sta bene che si faccia uno che è sposato e ha dei figli, ma sia la madre che il padre mi hanno detto – testuale – “che sono un cazzo di squilibrato” e di non richiamare.
Se i genitori parlano così per forza che poi i figli vanno con quelli sposati.
Volevo richiamare, tanto figurati se mi denunciano davvero e per cosa poi? io sto dicendo la verità, ma mi ricordo casa di Giulia, hanno quell’aggeggio per bloccare le chiamate da alcuni numeri.
Mi tocca andare nell’appartamento nuovo e usare il telefono che c’è lì.
Mi aspettano 30 kilometri di strade deserte da fare all’una di notte.
Non ne faccio più di due: ho dimenticato le chiavi.
Torno indietro e quando svolto la curva vedo me.
Vedo la mia stessa macchina, parcheggiata nel punto in cui la metto sempre io.
Per un attimo lo penso.
“Sono io, quello”.
Ma dura un secondo, poi capisco che non è possibile, essere due volte, contemporaneamente.
E’ solo una coincidenza, lo so, praticamente tutti hanno una Punto nera, ma mi viene l’istinto di avvicinarmi, farmi abbassare il finestrino, e darmi un consiglio.
Un consiglio che non ascolterò, che non serve a niente, perché non è possibile avere una seconda occasione.
E se anche capitasse, stai certo di una cosa: sbaglierai due volte.
Comunque dopo chiamo la polizia: ‘sto posto auto è mio. Almeno questo.
Il giorno dopo mi sveglia il campanello. Polizia.
Oh, grazie, c’è uno che ha parcheggiato nel mio posto; con quello che pago ogni anno. Fate qualcosa
Dicono che mi possono aiutare
Dicono che hanno trovato il fidanzato di Giulia morto nello stesso parcheggio dove avevano trovato Alessio.
Ah, ecco come si chiava quello con cui mi tradiva. Alessio.
Sì, certo che vi seguo.
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